Wrapped up, so consumed by

All this hurt

If you ask me, don’t

Know where to start

Anger, love, confusion

Rolls the gold nowhere

I know that somewhere better

Cause you always take me there

Came to you with a broken faith

Gave me more than a hand to hold

Caught before I hit the ground

Tell me I’m safe, you’ve got me now

Would you take the wheel

If I lose control?

If I’m lying here

Will you take me home?

Could you take care

Of a broken soul?

Will you hold me now?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Hold the gun to my head

Count 1, 2, 3

If it helps me walk away then it’s

What I need

Every minute gets easier

The more you talk to me

You rationalize my darkest thoughts

Yeah you, set them free

Came to you with a broken faith

Gave me more than a hand to hold

Caught before I hit the ground

Tell me I’m safe, you’ve got me now

Would you take the wheel

If I lose control?

If I’m lying here

Will you take me home?

Could you take care

Of a broken soul?

Oh, will you hold me now?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

You say space will make it better

And time will make it heal

I won’t be lost forever

And soon I wouldn’t feel

Like I’m haunted, oh falling

Would you take the wheel

If I lose control?

If I’m lying here

Will you take me home?

Could you take care

Of a broken soul?

Oh, will you hold me now?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Home…

https://youtu.be/2ebfSItB0oM

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Ho dormito 31 anni e qualche mese in un letto singolo. Poi ho condiviso un letto matrimoniale con un’altra persona e ho scoperto un po’ di cose.

Ho scoperto che fa molto meno freddo. Vivevo di pigiami di pile, felpati, calze di lana neanche vivessi in Alta Badia. E niente, ho buttato tutto. Un caldo che mi svegliavo la notte!

Ho scoperto che in un letto matrimoniale, anche se lo dividi, si sta più larghi. E la mattina, quando mi svegliavo ed ero sola, allungavo spesso una mano per capire se lo ero davvero o nel dormiveglia non realizzassi di esserlo. A volte allungavo la mano timidamente, altre allungavo una gamba. E poi restavo lì, nel fresco delle lenzuola disabitate ad immaginare dove fosse l’altro, a pensare alla giornata che mi aspettava, a rileggere un sogno nella mia mente, a cercare soluzioni nei tanti giorni bui pieni di difficoltà, a sorridere pensando ad un nuovo paio di scarpe, a stringere forte nel cuore le mie piccole ma immense soddisfazioni.

Mi sentivo spesso troppo sola e fragile. E quel letto matrimoniale mi regalava uno spazio che a volte volevo e a volte no.

Poi una mattina sono uscita da sotto le coperte e non ci ho fatto più ritorno. E in quella notte mi sono ritrovata in un altro letto, con tutto un altro profumo, altri odori, altro sapore, altro perché.

Ricordo di aver pianto molto, ricordo di essere stata confortata come raramente sia accaduto nella mia vita. Ma avevo un vuoto dentro che sembrava mi scavasse scaraventandomi fin dentro il centro della terra. Avevo paura, ero triste e allo stesso tempo stringevo nelle mani la mia vita dopo tanto tempo.

Era solo mia.

Poi. Poi ho comprato un letto matrimoniale. Ne ho comprato uno tutto mio e ci ho dormito da sola. Ho comprato le lenzuola, il piumino, il copri piumino, l’ho coperto, l’ho sistemato, l’ho abitato. Solo che l’ho fatto distrattamente, poco e male. E ora il mio letto giace smontato in attesa di ritrovare il suo spazio.

Poi sono rientrata in un letto singolo. Ho comprato le lenzuola nuove, il copri piumino, la coperta, i cuscini nuovi. E ogni sera quando mi metto a dormire, ho bisogno di spazio. Voglio un letto più grande.

Io sono esattamente come il mio letto matrimoniale. Sto ferma, smontata, un pezzo qui e uno là, in attesa.

Io e il mio letto cerchiamo una casa.

Caro letto, qualche sera fa sono uscita. Congedatami dalla cena, sono andata sotto le finestre del palazzo. Ho guardato le tapparelle abbassate, il verde intorno e ho ascoltato il silenzio, spezzato solo dal passare delle macchine in lontananza. Sembrava quasi di ascoltare il mare.

Sono stata seduta in macchina, al freddo, a guardare le finestre. A guardare il balcone, ad immaginare una vita che ancora non c’è.

Caro letto, speriamo di muoverci presto. E di non essere più soli.

Non ci siamo

{Questo post l’ho scritto il 15 gennaio di questo anno. Stranamente è ancora piuttosto attuale.}

Ho sempre letto e sentito dire (e anche creduto), che nel dolore si possano fare le migliori riflessioni. Si possano imparare le lezioni più grandi.

Quando poi arriva la sera in cui ti guardi allo specchio e come un’amica sincera e affettuosa ti dai una pacca sulla spalla, avverti una sensazione nuova. Quando guardando negli occhi la persona riflessa nello specchio inizi a confortarla, a dirle che in fondo non ha sbagliato nulla. Che ha cercato soltanto di seguire le sue emozioni.

Arriva una sensazione diversa, l’auto-affetto. Spesso nella vita ci convinciamo di non essere abbastanza o permettiamo ad altri di dircelo in qualche modo, perché ci deridono o ci lasciano.

E in quell’abbandono viviamo un rifiuto. Ma chi ti lascia andare perde tanto quanto te, forse di più. Questo ovviamente se ci tiene a te e se insieme si poteva arricchirsi e amarsi, altrimenti ha fatto bene eh! Anche io ho lasciato delle persone, anche se mi rendo conto abbastanza facilmente se non sono per me. Quindi evito a prescindere. Se una persona mi ha coinvolto davvero è difficilissimo che la lasci andare, al massimo lascio andare le situazioni.

Di solito ci si dovrebbe muovere per emozioni, se sono intense e forti, se una persona ti fa sentire bene, ti senti in un’ottima sintonia, si trova la soluzione a qualunque cosa.

Eh già! Ma “l’essere umano è figlio della paura” mi ha detto di recente il mio amico di penna. La paura rovina tutto quando ti ci abbandoni dentro.

Oggi penso a te, alla tua assenza grande e immensa nella mia vita. L’assenza alla quale mi sto abituando. Io mi abituo a qualunque assenza, non ho mai costretto nessuno a stare con me.

E sai una cosa? Ho sbagliato. La cosa più bella della vita è trovarsi, conoscersi, capirsi. Ho sbagliato a non chiedere, ho sbagliato ad essere disponibile, ho sbagliato ad essere sempre forte. Ho sbagliato a resistere. Non funziona così. E ora ho capito perché spavento, finalmente me l’hanno detto. E mi fate ancora più rabbia e tristezza tutti voi che avete detto di volermi, di amarmi, di volermi bene e poi vi siete persi.

Invece di restare e conquistare.

Ognuno di noi esiste, ognuno di noi ha necessità, ognuno di noi deve essere visto. Insomma, non posso mica fare tutto io, datevi una svegliata.

Io non sono così tanto forte, non mi va sempre di fare da sola. Che poi sappia farlo, è un altro paio di maniche. Ma dentro? Dentro come si sta?

Si sta appesi a pensieri e paure. E quindi sì, te lo chiederò. A tempo debito, te lo chiederò. Che fesserie che andiamo pensando certe volte! Ci rinchiudiamo in noi stessi, aggrappati alle nostre convinzioni, come se se le lasciassimo andare perdessimo tutto.

Se lasciamo andare qualcosa, lasciamo ad altro lo spazio per arrivare. La Vita è un do ut des, sempre. È nemesi, è palingenesi, è caos, è rinascita.

È trovare due mani che ti aiutino. Ma il salto finale, devi farlo tu.

Salta, salta. Come quando giocavo ai 4 cantoni. Come quando da piccolo giocavi con gli amichetti.

Si può discutere, litigare, lasciarsi. Ma niente si perde davvero. Se per te la Vita ha in serbo altro, se hai innescato la bomba, non puoi far finta di niente.

Puoi massacrarti quanto ti pare, ma tanto il processo è partito. Forse non sarò pronta, non sarò al momento giusto.

Ma sarò. Se le lasci andare, le cose andano.

{Aggiornamento: forse non sarò pronta mai. E questa rotatoria si fa stretta stretta.}

L’estate 


È finita vero? Il calendario dice di sì, ma io mi sento ancora confusa. La radio passa le canzoni dell’estate e le sensazioni e le emozioni si mischiano, come quando metti gli ingredienti di una ricetta in una terrina e inizi a mescolare.

E le immagini, delle immagini mi passano davanti agli occhi. E mi rendo conto che il tempo è stato così veloce e liquido che quasi non sto accumulando ricordi.

E io non me la voglio dimenticare questa estate. Perché è stata davvero pesante, ma tanto importante. Non voglio dimenticare le mani, il caldo, i sorrisi. L’amore.

La poca acqua che ho visto, i continui andare e venire, le cose nuove che ho mangiato. I silenzi, le lacrime, la solitudine. Gli occhi, gli sguardi, le parole. I pensieri, il vino. La tua assenza, ancora. Quanti pensieri, troppi. 

“Dietro non si torna, non si può tornare giù

Quando ormai si vola non si può cadere più

Vedi tetti e case e grandi le periferie, e vedi quante cose sono solo fesserie

E da qui e da qui

Qui non arrivano gli angeli con le lucciole e le cicale

E da qui e da qui non le vedi più quelle estati lì, quelle estati lì

Qui è logico cambiare mille volte idea

Ed è facile sentirsi da buttare via

Qui non hai la scusa che ti può tenere su

Qui la notte è buia e ci sei soltanto tu.”

È già qualcosa, anzi è tantissimo. Si riparte sempre dal via? Non lo so. Da qualche parte si riparte e, in fondo, ma cosa cavolo importa da dove? 

L’importante è partire. È trovare, anche quando hai perso tanto, forse troppo. È ritrovare un dialogo fatto di ascolto e di desiderio di comprensione. È aiutarsi, che ad avere difficoltà si fa sempre in tempo.

È cercarsi, volersi, sentirsi. E sentire, soprattutto sentire. 

Se non hai le ali per volare, hai ancora i piedi per camminare. E poi, arriverà il tempo di poter volare. 

E andare lontano.

La differenza che puoi fare


Insomma, alle 9 del mattino mi viene voglia di scrivere un post. Lungo. Che solitamente comincia da una parola che si ripete da sola nella testa, che poi diventa un pensiero e poi un monologo. Non ti capita mai?

Stamattina invece l’ispirazione è arrivata dalla fottuta sezione “accadde oggi” di Facebook. Breve distrazione: quest’estate mi è toccato nasconderla, bannarla, bruciarla. Mi piacerebbe sapere chi ha convinto Mark che ci piaccia rivedere cose passate sempre e comunque. Bah.

Dicevo, guardavo ricordi di un periodo in cui cambiai la mia vita radicalmente. Quello fu il primo cambiamento davvero radicale; cambiai lavoro, ma non sede. Proprio lavoro. Mi portai dietro gli insegnamenti della mia precedente professione e mi buttai anima e corpo in un’altra. Proprio un’altra cosa. Tipo, che ne so, che fai il calzolaio e ti metti a fare il panettiere. 

Ero elettrizzata, felice, piena di energia, di buoni propositi. Convinta di essere in un posto che promuoveva l’individuo e le sue capacità, dove le persone venivano esaltate. Non potevo essere più lontana dalla realtà. Presto, complici indubbiamente anche le mie difficoltà personali (in termini emotivi oltre che private), mi resi conto di quanto le mie aspettative fossero lontane dalla realtà. 

Che te lo dicono eh, e te lo dici anche tu spesso: “mai avere aspettative!” Ma dai, su, nessuno lo fa! Quando mai si è vista ‘sta cosa. Se smetti di sognare e di immaginare sei finito. La questione è che ti devi riservare di verificare, questo sì.

Beh, io sbattei forte. Davvero forte. Giorno dopo giorno, scivolai in un brutto sogno. Fatto di persone poco preparate e inadatte al ruolo che avevano e che pretendevano da me cose che sapevano fin dall’inizio non avrei potuto fare in così breve tempo e che fossi qualcuno che non ero. Peggio ancora, avevano fatto promesse che non mantennero mai. Fino a che, il giorno prima di Natale, arrivarono a licenziarmi per telefono.

Ripensando a quel periodo e ad un gesto stupido che ho fatto poco fa (dopo ti dico qual è), ho avviato tutta una riflessione. Quel che fai da solo e che costruisci da te, è sempre la cosa migliore. Perché se impari a credere in te stesso, la differenza che puoi fare è incredibile.

Da solo non vuol dire che non ci sia nessuno intorno a te, vuol dire partire dal costruirsi delle sicurezze personali e, a quel punto, non permettere a nessuno mai di dirti che non vali o farti sentire inutile e un soprammobile. Vuol dire comunicare a gran voce “ci sono anche io”.

Io esisto. Tanto quanto te. E non ti permetto di ignorarmi o mancarmi di rispetto. Puoi fare quello che vuoi, poi lo faccio anche io. Non c’è problema.

Vuoi sapere che ho fatto vero? Ho comprato una tazza per una persona. Ho pensato che quando finalmente avrò la mia casa e questa persona verrà a trovarmi, avrà la sua tazza. Per me la colazione è importante, ma soprattutto, mi porto dietro da 12 anni la tazza che mi regalò il mio migliore amico. È il mio gesto quotidiano bere da lì la mattina prima di affrontare il mondo. Me la sono portata dietro in 3 case diverse.

È il mio modo di dire “sei a casa anche qui quando vuoi, io ti accolgo e voglio farti sentire bene.” 

Ho ripensato a tutto, alla casa che ho abitato. Alle concessioni che mi sono state fatte al posto di una reale accoglienza. Senza cattiveria, per carità, ma così è.

E a nessuno deve essere “concesso” di fare, di amare o peggio di essere. 

Credere in se stessi è un viaggio obbligatorio.