Coscienza


Attimi.

Sei in un posto, in un momento, con un pensiero, una parola nella testa. E l’attimo successivo, perfetto, rotondo e sfuggente, sei già in un’altra vita.

Un posto diverso, l’aria che cambia, un pensiero voltato via, un’altra parola nella testa.

Com’è possibile pensare “per sempre”? Viverlo, afferrarlo. Cercarlo è l’unica maniera di essere infelici. Cercare l’immobilità è l’unica maniera di esserlo.

Tutto cambia, tutto passa, tutta cammina. Il tempo, la nostra pelle, i nostri occhi, i pensieri, il mare, la vita. 

Ricerco esperienze, sapori, odori, parole e luoghi nella mia memoria. Ne percepisco l’assenza e la mancanza. E mi sento svuotata, triste e stanca. 

Stanca di perdere, stanca di rinunciare, stanca di non poter più avere. Stanca di cose che finiscono per non tornare più. Stanca di persone che se ne vanno per nontornare  più. Stanca di abitudini che mi abbandonano e che cercano di tornare, nuove ed organizzate ma che non so dove mettere. Non ho il posto per viverle.

E così cerco abitudini all’interno di questo caos, finché il caos stesso si fa abitudine. Lo fa mentre si fa silenzio, si fa presenza, calma. Mentre vado alla ricerca.

È un posto nel mondo, uno solo: il mio. Quello che nella mia testa ho già colorato, organizzato, annusato, arredato. È tutto pronto, devo solo poterlo trovare.

Sono passati tre mesi e i pensieri si affollano e su di loro le sensazioni, come due cuccioli che giocando rotolano uno sull’altro aggrovigliandosi. Così tanto che non li distinguo più. 

Sono passati tre mesi e per la prima volta mi sveglio in una casa silenziosa, da sola. Mi guardo intorno e ritrovo cose familiari che però non lo sono più. Perché altro era familiare e altro è da renderlo. 

Quanti paletti sono da togliere e quanti muretti da abbattere e lasciarsi alle spalle. Mi siedo su questa sedia, al mio posto in questa casa e…

Completa tu. Io stamattina cerco orizzonti e soluzioni.

Notturno


Mi piace guardare il cielo di notte. Perché spesso succede che al buio si veda molto meglio. Si vedono, per esempio, tutte le cose che con la luce non è possibile vedere.

Le luci della città, dorate e calde che creano giochi di ombre lunghe e luci soffuse sull’asfalto e negli occhi.

Le stelle, come migliaia di pagliuzze luminose che regalano al cielo una sconfinata visione di una marea di brillanti. Preziosi, unici e autentici.

La luna, splendente si staglia nel cielo con le sue macchie grigie e la sua luce bianca. Il suo alone di luce ad illuminare stralci di nuvole leggere che osano oscurarla. E lei gioca a nascondino, facendo capolino di tanto in tanto, mostrando la sua languida bellezza. Una perla in un universo di oscurità, avvolgente e sinuosa.

Il cielo all’orizzonte si fa rossastro per il riflesso delle luci delle strade, delle finestre di chi come me non può dormire e scruta il cielo. Bisbigliando al buio della notte i suoi segreti, i suoi desideri, lasciando andare le paure che domani mattina sembreranno così piccole e sciocche. Ma che ora pesano come un piccolo pugno al centro del petto.

Paure come sacchetti di sabbia e sassi da spostare, da aprire per trasformare il peso in farfalle. Che ora non sanno volare lontano. Forse lo faranno domani, ma ora restano qui intorno ai miei pensieri, rendendoli confusi, torbidi. Ma leggeri.

Desidero solo una cosa e mi manca solo una cosa stanotte. Forse ho fatto tanti errori, ma la cosa certa è che ho amato sempre.

Ho cercato di fare la cosa migliore, ho sopravvissuto e poi cercato di vivere. Per riprendere possesso della mia vita. Credo che più e meglio non potevo fare, in alcuni momenti sicuramente sì. Ma indietro non posso tornare.

Ognuno di noi si giudica e così permette agli altri di fare altrettanto. Ma la verità è che tutti cerchiamo solo amore, da dare e da ricevere. Cerchiamo solo un po’ di serenità, qualche attimo di felicità da raccontarsi nelle notti buie come queste. Cerchiamo una stabilità che per tutti è diversa.

Cerchiamo di appertenerci, di ascoltarci, un posto da chiamare e soprattutto sentire casa. Cerchiamo due occhi sinceri, un abbraccio caldo. Conforto.

Noi stessi nello specchio. Cerchiamo di perdonarci per gli errori, di comprenderci e volerci bene.

Di scorgere il sole, anche e soprattutto quando gli occhi si sono abituati al buio.

Ci riuscirai


Mi dispiace. Oltre ad una rabbia sorda e violenta che a tratti mi invade il centro del petto, come tutti i pugni verbali ed emotivi che mi hai tirato, mi dispiace.

Se avessi il coraggio o se fosse giusto te lo direi. Ma poi mi viene voglia di spaccare tutto. Spaccare i tuoi limiti, le tue convinzioni, la tua apparente perfezione, la tua apparente stabilità. Una girandola di convenzioni e di finti va bene invece di vivere. Vivere e basta.

Ci ho provato a spaccare tutto, ma non ci sono riuscita. E mi dispiace. Di non averti spaccato la testa, di essermi lasciata convincere che sbagliavo, che ero esagerata, che non capivo. Io.

Io invece sapevo tutto, capivo molto più di te. L’ho sempre fatto e continuerò, perché io vedo sempre quello che gli altri non vedono o non vogliono vedere.

Il mio silenzio pesava meno e io te l’ho dato. La mia assenza era meno ingombrante e io te l’ho data. Io volevo solo che fossi felice. In fondo l’amore non è questo?

E invece siamo stati infelici, entrambi. Tu forse eri almeno sereno, ma io? 

E ora che ho fatto la cosa migliore per entrambi, mi dispiace. Scusami per non averlo fatto prima, scusami per non essere stata più forte, lungimirante, scusami per averti permesso di rendermi insicura.

Scusami per non aver puntato i piedi perché non lottavi per noi. Per averlo accettato e sopportato. Scusami perché non ho potuto più accettarlo. Scusami perché dicendolo a te mi scuso con me stessa.

Scusami per questa bellissima libertà di essere.

E scusami perché non mi scuserò mai più per questo. Per questa me, per questa passione. Per questo caos. 

Per questa Vita.

Nella norma


Ci sono cose incredibilmente normali in tutto questo. Come se dovesse essere stato così sempre. Ti ritrovi in una situazione che non avevi programmato e che inizialmente ti sconvolge, per poi accorgerti che ti viene naturale viverci. Avere queste nuove abitudini, vivere queste nuove esperienze, adattarti. 

In fondo, l’unico modo per sopravvivere bene è adattarsi, da che esiste il mondo qualunque specie sopravvive perché si adatta. 

E così ti ritrovi a correre a destra e sinistra, a non conscere lo stesso letto per più di due notti di fila rotolando di casa in casa, e ti ritrovi a vivere. In un caos che non hai mai conosciuto, ma che non ti dà fastidio. La chiave è essere consapevoli che sarà solo un periodo.

Un periodo di avventura e di conoscenza. Non ho mai fatto viaggio più bello di quello dentro me stessa.

La prima volta mi è successo a 22 anni. Poi l’ho rivissuto a 27. E ora, ora che dovrei essere una donna sulla carta e invece io ho appena iniziato a bere vino. Ho appena iniziato ad essere davvero me. Ho appena iniziato a puntare i piedi davvero. Ho appena iniziato a non essere più quello che gli altri si aspettano o vorrebbero. Ho appena iniziato la mia seconda tarda adolescenza.

Tutto molto bello, ma non bellissimo.

Poi ci sono le cose strane. La casa che non arriva, le abitudini che non si sedimentano, gli asciugamani che non sai dove appendere, il cappotto che non ha un armadio.

Le feste senza di te, la famiglia che cambia, la famiglia che non c’è. Il profumo dolce di una pastiera che è un lontanissimo ricordo. La confusione degli spazi e dei tempi, 6000 km in una macchina che non ha nemmeno 6 mesi. Vestiti sparsi, deodoranti tripli, chiavi nuove, chiavi vecchie da restituire, anni di vita che se ne vanno, fregarsene.

Fregarsene. Ma sì, sti cazzi. Lasciar andare. Se le lasci andare le cose andano.

Andano, andando.

Oro nero


È semplice guardarti, lo sai? E non intendo guardarti per dire. Io intendo per scrutarti, osservarti e poi infine vederti.

Vedere la tua essenza liquida di puro piacere. Vedere la tua essenza calma di accoglienza. Vedere la tua bellezza. È come se potessi guardarti attraverso la pelle.

Ogni poro rilascia la freschezza, la purezza del tuo odore. A volte ho quasi paura ad avvicinarmi per quanto è inebriante. Lo voglio, voglio che mi entri nella testa per portarlo via con me.

La tua voce che sussurra è la musica che preferisco. Le tue parole mi scivolano addosso e graffiano per rimanere aggrappate negli angoli della mia mente, che tu occupi con maestria. Insidiandoti senza fare male.

È un desiderio imponente, sinuoso, puro e torbido allo stesso tempo. E nonostante sia torbido, io riesco a vedere benissimo attraverso di lui. Vedo la tua potenza, il tuo essere un mare calmo che diventa impetuoso. 

Accanto a me porto il tuo respiro caldo, come le onde spumeggianti che accarezzano la pelle. Il tuo respiro che si ferma e poi trema, posandosi su di me quando ti tocco.

Rimani, lasciati andare, lasciati amare. Io sono qui. E non vado da nessuna parte.

Voglio solo vestirmi del tuo oro nero. Tu sei il mio oro nero.