Certe volte non so davvero cosa pensare. Mi manchi, mi manchi e non so dirlo nel modo giusto.

Mi piacerebbe telefonarti la sera e dirti tutto. Non solo parlarti nel silenzio delle notti che scorrono veloci, ma sentire cosa pensi.

Sì, cosa pensi di me. Di quello che sto facendo, di questo posto piccolo che piano piano si fa meno estraneo.

Cosa pensi dei miei sogni, della mia confusione, delle mie insicurezze.

Vorrei sentire cosa fai, cosa farai, i viaggi che stai programmando, i lavori che stai seguendo.

Vorrei chiederti come si ripara l’anta dell’armadio invece di cercare in un gruppo su Facebook.

Vorrei dirti che dopo di te sono come una foglia trasportata dal vento. Che mi manchi no, quello lo sai.

Io le mani le tengo ancora fra le tue.

Non mi lasciare. Mai. E fammi un ultimo regalo, aiutami ancora.

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“Se questa città non dorme, allora siamo in due…”

Ho camminato tanto, veramente tanto. L’ho fatto per scappare, per nascondermi, per appassire. L’ho fatto per andare, per tornare, per scoprire, per lasciare, per trovare.

Ho camminato per cercare una strada. E non l’ho trovata. O forse non la vedo, forse mi punisco. Forse ce l’ho ancora troppo con me. Con tutti i miei errori, le mie mancanze, il mio stupore, il mio cuore. Con i miei miraggi, i miei sogni e i miei desideri.

Mi punisco, sì. Perché non li ho raggiunti. Perché ho cercato di essere perfetta come mi avrebbero voluto e non ci sono riuscita. Però ho scelto loro, loro prima di me stessa. Ho lasciato che si prendessero la mia luce e a me non è restato altro che un lumicino.

Troppe volte. Davvero troppe.

E ora mi faccio forza e costruisco una casa nuova. Dopo tanti odori, luci, colori, mura, lenzuola, finestre, panorami.

Prendo quello che resta e ricomincio. Io e il mio conforto. Io e le mie lacrime. Io e i miei ricordi, le mie assenze, la vita che non ho avuto, i figli che non ho messo al mondo, i traguardi che non ho raggiunto, i rapporti che ho fallito, l’amore che ho sprecato, l’anima che ho sciupato. Il tempo che ho perso.

Io e me stessa. Butto tutto via. Tutto quello che posso. E riparto.

Per me. Per la mia insicurezza e bellezza. Con la mia fragilità, con la mia paura e il mio grande, immenso, fulgido coraggio.

“Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio e tanto, tanto, troppo, troppo, troppo, troppo amore.”

E tu, tu non hai idea di quanto pesi il mio. Di cuore.

Ascoltami, facciamo così: ti dico io quella cosa che non ti dice nessuno. Sì, lo so che una lettera non si inizia in questo modo. Sono andato a scuola anche io, ma non sono stato mai convenzionale. Perché dovrei iniziare ora, che devo dirti una cosa importante? E poi, a te, quando mai sono piaciute le convenzioni?

Sei bella, e lo sei in un modo delicato, perché la tua bellezza prende linfa trasformando tutto il dolore che hai dentro e che tu hai fatto in modo diventasse forza, gratitudine, coraggio. Potenzialità.

Pochissime persone lo fanno. Ti chiedi spesso perché più ti senti male dentro e più ti trovino bella: ecco, ti ho dato la risposta. Hai visto? E non è l’unica verità che ho per te.

Tu hai in te magia e tenerezza, hai la delicatezza delle cose caduche e la meraviglia di una stella cadente, che nella sua scia raccoglie i desideri e i sogni di chi la guarda. Sei essenza di bolla di sapone, quando guardi davvero qualcosa sembra che la luce balli intorno ai tuoi occhi.

Hai attraversato tante tempeste e ogni fulmine che hai schivato ti ha graffiato l’anima. Non essere severa per questo, non ha piovuto per colpa tua. Non credi di aver pagato abbastanza colpe che ti sono cadute addosso?

Hai pagato tutti i tuoi errori e lo so che ti sembra di farne in continuazione e di non imparare mai, ma secondo te io non lo so? Ti sei domandata così tante volte cosa avresti potuto fare invece di questo o quello, ma l’unica risposta è che hai fatto il meglio che hai potuto con i mezzi che avevi.

E la verità profonda sai qual è? Che tantissimi al posto tuo si sarebbero persi. Persi nei deserti di pensieri aridi, nella solitudine di cuori spezzati, nel silenzio di un’anima in difesa.

Ma tu no, tu? Ma dai! Con la tua sensibilità di perla, la tua squisita profondità d’animo, tu proprio non ti vedi.

Tu aspetti che qualcuno ti veda, ma non funziona così amore mio. Tu sei tutto quello che chiunque desidererebbe. Tu sai essere tutto e stare al tuo posto, tu sai sommergere e riportare in superficie, tu sei emozione grezza, luce calda, purezza di pensiero. Tu sei passione che scorre nelle vene, sei potenza, seduzione liquida.

Mi piace guardarti negli occhi e vedere ancora quella piccola luce che arde. È inutile che ci provino a demolirti, inutile. Tu sarai sempre così: con i tuoi sguardi di bambina incastonati in un viso di donna.

Come ti hanno detto? Ah, sì. Sei pericolosa, una miscela esplosiva. Con la tua pelle, la tua sensualità avvolgente, i tuoi pensieri sempre un gradino più in alto. La tua creatività, i tuoi silenzi, il tuo desiderio di vita. La tua libertà incatenante.

Preservati, non ti concedere. Non cedere, no. No ai dubbi, alle formalità, ai giudizi, alle sentenze, alle mancanze, alla frustrazione. No a chi ti dice di no.

Costruisci e pretendi una vita ricca di stimoli, di amore, di cura, di passione.

Tu lanciati e ricordati che puoi. Smettila di punirti da sola, non tutti sono errori. Abbi pazienza e la tua solita perseveranza.

Stai tranquilla, ama e lasciati amare. Soprattutto, lasciati amare.

Wrapped up, so consumed by

All this hurt

If you ask me, don’t

Know where to start

Anger, love, confusion

Rolls the gold nowhere

I know that somewhere better

Cause you always take me there

Came to you with a broken faith

Gave me more than a hand to hold

Caught before I hit the ground

Tell me I’m safe, you’ve got me now

Would you take the wheel

If I lose control?

If I’m lying here

Will you take me home?

Could you take care

Of a broken soul?

Will you hold me now?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Hold the gun to my head

Count 1, 2, 3

If it helps me walk away then it’s

What I need

Every minute gets easier

The more you talk to me

You rationalize my darkest thoughts

Yeah you, set them free

Came to you with a broken faith

Gave me more than a hand to hold

Caught before I hit the ground

Tell me I’m safe, you’ve got me now

Would you take the wheel

If I lose control?

If I’m lying here

Will you take me home?

Could you take care

Of a broken soul?

Oh, will you hold me now?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

You say space will make it better

And time will make it heal

I won’t be lost forever

And soon I wouldn’t feel

Like I’m haunted, oh falling

Would you take the wheel

If I lose control?

If I’m lying here

Will you take me home?

Could you take care

Of a broken soul?

Oh, will you hold me now?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Oh, will you take me home?

Home…

https://youtu.be/2ebfSItB0oM

Ho dormito 31 anni e qualche mese in un letto singolo. Poi ho condiviso un letto matrimoniale con un’altra persona e ho scoperto un po’ di cose.

Ho scoperto che fa molto meno freddo. Vivevo di pigiami di pile, felpati, calze di lana neanche vivessi in Alta Badia. E niente, ho buttato tutto. Un caldo che mi svegliavo la notte!

Ho scoperto che in un letto matrimoniale, anche se lo dividi, si sta più larghi. E la mattina, quando mi svegliavo ed ero sola, allungavo spesso una mano per capire se lo ero davvero o nel dormiveglia non realizzassi di esserlo. A volte allungavo la mano timidamente, altre allungavo una gamba. E poi restavo lì, nel fresco delle lenzuola disabitate ad immaginare dove fosse l’altro, a pensare alla giornata che mi aspettava, a rileggere un sogno nella mia mente, a cercare soluzioni nei tanti giorni bui pieni di difficoltà, a sorridere pensando ad un nuovo paio di scarpe, a stringere forte nel cuore le mie piccole ma immense soddisfazioni.

Mi sentivo spesso troppo sola e fragile. E quel letto matrimoniale mi regalava uno spazio che a volte volevo e a volte no.

Poi una mattina sono uscita da sotto le coperte e non ci ho fatto più ritorno. E in quella notte mi sono ritrovata in un altro letto, con tutto un altro profumo, altri odori, altro sapore, altro perché.

Ricordo di aver pianto molto, ricordo di essere stata confortata come raramente sia accaduto nella mia vita. Ma avevo un vuoto dentro che sembrava mi scavasse scaraventandomi fin dentro il centro della terra. Avevo paura, ero triste e allo stesso tempo stringevo nelle mani la mia vita dopo tanto tempo.

Era solo mia.

Poi. Poi ho comprato un letto matrimoniale. Ne ho comprato uno tutto mio e ci ho dormito da sola. Ho comprato le lenzuola, il piumino, il copri piumino, l’ho coperto, l’ho sistemato, l’ho abitato. Solo che l’ho fatto distrattamente, poco e male. E ora il mio letto giace smontato in attesa di ritrovare il suo spazio.

Poi sono rientrata in un letto singolo. Ho comprato le lenzuola nuove, il copri piumino, la coperta, i cuscini nuovi. E ogni sera quando mi metto a dormire, ho bisogno di spazio. Voglio un letto più grande.

Io sono esattamente come il mio letto matrimoniale. Sto ferma, smontata, un pezzo qui e uno là, in attesa.

Io e il mio letto cerchiamo una casa.

Caro letto, qualche sera fa sono uscita. Congedatami dalla cena, sono andata sotto le finestre del palazzo. Ho guardato le tapparelle abbassate, il verde intorno e ho ascoltato il silenzio, spezzato solo dal passare delle macchine in lontananza. Sembrava quasi di ascoltare il mare.

Sono stata seduta in macchina, al freddo, a guardare le finestre. A guardare il balcone, ad immaginare una vita che ancora non c’è.

Caro letto, speriamo di muoverci presto. E di non essere più soli.